
Un piccolo pannello di appena cinquantasette per trentanove centimetri, dipinto intorno al 1546 dal maestro cretese Teofane Strelitzas, conserva una delle più riuscite rappresentazioni della Presentazione di Cristo al Tempio giunte fino a noi dal periodo maturo dell'artista. Strelitzas – menzionato altrove come Teofane il Cretese o Teofane Bathas – realizzò il pannello per il katholikon del monastero di Stavronikita sul Monte Athos, come parte del ciclo del Dodekaorton, le dodici principali feste dell'anno liturgico rappresentate come una serie di icone dispotiche per il tramezzo del templon.
Il soggetto, noto nella liturgia ortodossa come Hypapante, o Incontro, commemora il quarantesimo giorno dopo la Natività, quando, secondo la Legge mosaica, ogni primogenito di Israele doveva essere condotto al Tempio di Gerusalemme e formalmente presentato a Dio. Il Vangelo di Luca fornisce il nucleo narrativo: Simeone, a cui è stato rivelato che non sarebbe morto prima di aver contemplato il Messia, accoglie il Bambino Gesù tra le sue braccia, mentre l'anziana profetessa Anna, presente in quel momento, testimonia l'identità del bambino. Strelitzas segue una formula iconografica già consolidata nei primi secoli post-iconoclasti, collocando il bambino non tra le braccia della madre, bensì tra quelle dell'anziano Simeone – un dettaglio che governa la logica drammatica dell'intera composizione.
La Presentazione di Cristo di Teofane Strelitzas: composizione e iconografia
Sotto un arco verde e arrotondato che si erge da snelle colonne, e sullo sfondo dorato e piatto tipico della scuola, i quattro principali testimoni del racconto evangelico si riuniscono su una piattaforma bassa e a gradoni davanti a un ciborio dorato e riccamente decorato con porte a croce – un'immagine condensata del santuario del Tempio, piuttosto che un tentativo di descrizione architettonica. Un'iscrizione che identifica la festa attraversa il campo superiore, e bassi edifici schematici sporgono da entrambi i lati dell'arco, delimitando il recinto del Tempio senza tuttavia disperdere la frontalità della scena. Come di consueto per le icone su tavola della scuola cretese, il supporto ligneo veniva preparato con una base di gesso e dorato prima della stesura degli strati di tempera, una sequenza che spiega la luminosa uniformità del campo dorato sottostante il pigmento.
A destra, su un gradino rialzato, si erge Simeone, con i lunghi capelli che gli ricadono sulle spalle e il mantello raccolto in fitte pieghe angolari. Le sue mani, avvolte nel tessuto della propria veste anziché toccare direttamente il bambino – un segno consueto di riverenza di fronte al corpo sacro – stringono il Bambino Gesù, appena affidatogli dalla Vergine. Il bambino, vestito con una tunica rosso oro con ampie fasce intrecciate che scendono fino a formare una cintura plissettata, volge il capo verso la madre e le porge la mano destra, mentre la sinistra, che regge una pergamena chiusa, poggia sul ginocchio; i piccoli piedi nudi, leggermente sollevati, introducono una nota di immediatezza fisica in contrasto con l'ieratica immobilità del gruppo. Di fronte, Maria si erge in un maforo rosso scuro bordato d'oro, con le mani giunte davanti al petto in un gesto che unisce supplica e compimento di un'offerta già fatta. Immediatamente dietro di lei si trova l'anziana profetessa Anna, riconoscibile dalla pergamena aperta che porta con sé; Giuseppe chiude la processione all'estrema sinistra, tenendo in mano la coppia di colombe prescritte dalla Legge per l'offerta di purificazione, un dettaglio che ancora la scena ai requisiti rituali specifici della Torah piuttosto che a una devozione generica.

Dettaglio: L'icona della profetessa Anna nella Presentazione di Cristo
Osservata da vicino, la donna in piedi dietro la Vergine rivela un volto delineato da delicate sfumature ocra che modellano una struttura decisamente lineare: il naso lungo e dritto, la bocca piccola, gli occhi dalle palpebre pesanti e leggermente malinconici, caratteristici della maniera cretese matura. Il suo capo è avvolto in un manto di un verde quasi nero, il cui bordo incontra una sottile fascia di pittura più chiara all'attaccatura dei capelli, e il suo sguardo è leggermente rivolto di lato, verso l'evento che si svolge accanto a lei piuttosto che verso l'osservatore. La sua mano destra si alza all'altezza della spalla, con le dita distese anziché chiuse, nel gesto con cui, nella composizione più ampia, indica il Bambino Gesù; un polsino decorativo, bordato di ocra e bianco, chiude la manica al polso. Su un lato, la massa grigio-argentea di un elemento architettonico definisce l'ambientazione del Tempio; Dall'altro lato, un frammento di rosso intenso annuncia la figura adiacente della Vergine, mentre sul bordo inferiore la forma pallida di un uccello appartiene alla coppia di colombe portate da Giuseppe, confermando la sua posizione all'interno della processione immediatamente accanto a lui.
Questa figura è Anna, descritta nel Vangelo di Luca come una profetessa di anzianità legata al Tempio, e va tenuta distinta da Sant'Anna, la madre della Theotokos, una donna diversa con cui a volte viene confusa, in modo improprio.
