La Lavanda dei piedi: affresco del sacerdote Antonios, Meteore

Cristo Lava I Piedi Dei Discepoli, Affresco Della Lavanda Dei Piedi Alle Meteore
Cristo In Ginocchio Lava Il Piede Di Un Discepolo, Mentre Pietro Solleva La Mano, Nell’Affresco Post-Bizantino Della Lavanda Dei Piedi, Catholicon Del Monastero Della Santa Trinità, Meteore, 1741

Nel catholicon del Sacro Monastero della Santa Trinità alle Meteore fu realizzato nel 1741 l’affresco della Lavanda dei piedi, una delle scene più caratteristiche del Dodecaorto, ispirata alla narrazione evangelica di Giovanni per il lavaggio dei piedi dei discepoli da parte di Cristo. L’affrescatura dell’intera chiesa fu intrapresa dal sacerdote Antonios e da suo fratello Nikolaos, pittori che, sotto il metropolita di Stagi Theophanis e l’egumeno Parthenios, continuarono la tradizione della pittura ecclesiastica post-bizantina in un’epoca in cui i monasteri delle Meteore rimanevano vivaci laboratori di arte religiosa.

La composizione si organizza attorno al momento dell’umiliazione, quando il maestro si inginocchia davanti ai suoi discepoli.

La narrazione visiva nell’affresco della Lavanda dei piedi delle Meteore e nell’arte post-bizantina

Cristo è raffigurato chinato, con le due mani cinte attorno al piede di un discepolo, lo sguardo fisso nel bacile che sta davanti a lui, sopra un alto colonnino bianco. Indossa una tunica profonda, di colore scuro, con una fascia dorata sulla manica, mentre attorno al suo capo si delinea una sottile aureola. Di fronte a lui, seduto sul gradino superiore, Pietro solleva la mano vicino al capo, gesto che rimanda alle sue parole verso il maestro, non li piedi soli, ma ancora le mani, e il capo (Giovanni 13:9).

La sua barba è bianca, la tunica gialla sopra una camicia azzurra, il piede nudo proteso verso la bacinella. Dietro e più in alto si accalcano i restanti discepoli, alcuni in piedi con vesti rosse e azzurre, altri seduti più in basso in atteggiamenti di silenziosa osservazione, il più giovane di loro con un mantello roseo si china in avanti. Due edifici con tetti di tegole incorniciano la composizione, tra i quali il fondo scuro dove si conserva l’iscrizione che nomina l’evento. L’alternanza di ocra, color mattone e azzurro conferisce all’affresco un calore raro nelle opere a esso contemporanee della regione.

(Traduzione dal testo greco a cura di K. Papachristou.)