Massimo Causocalivita: Affresco Post-bizantino

Affresco Del Santo Massimo Causocalivita Nel Nartece Del Monastero Di Xiropotamou
Il Santo Massimo Causocalivita È Raffigurato A Figura Intera Nel Nartece Del Catholicon Del Monastero Di Xiropotamou, Con In Mano Un Rotolo Di Pergamena Avvolto, In Un Affresco Del 1783.

Un anziano dalla barba bianchissima sta in piedi tra altre figure di asceti, il suo volto segnato da decenni di preghiera e privazione, in un affresco che adorna il nartece del catholicon del Monastero di Xiropotamou sul Monte Athos. Si tratta della raffigurazione del santo Massimo Causocalivita, asceta del quattordicesimo secolo, il cui soprannome derivò dalla sua abitudine di incendiare ripetutamente le capanne di fortuna in cui abitava, affinché nessuna proprietà materiale lo vincolasse. L’affresco che lo raffigura risale al diciottesimo secolo e si inserisce nel programma pittorico eseguito intorno al 1783, quando il catholicon del monastero, rinnovato grazie agli sforzi del monaco erudito Cesario Daponte, acquisì la forma che conserva fino ad oggi.

L’arte post-bizantina del Monte Athos conservò con notevole coerenza i tipi iconografici della tradizione ascetica. Il santo Massimo si inserisce in una lunga serie di padri athoniti che ornano abitualmente i narteci dei catholica, punto di primo contatto dei pellegrini con la storia del monachesimo prima dell’ingresso nel tempio principale. Nel suddetto affresco il santo tiene un rotolo avvolto, indicazione probabile dei testi e dell’innologia che furono associati alla sua persona, mentre accanto a lui si scorge la mano di una figura vicina, prova che la composizione continuava in un’intera serie di asceti athoniti.

Massimo Causocalivita nell’arte post-bizantina del Monte Athos

Il catholicon del monastero, edificato tra il 1761 e il 1763, ricevette la sua decorazione iconografica nel 1783 da una squadra di pittori di icone originari di Coriza, tra cui Costantino, Atanasio e Naum, pittori che continuavano la lunga tradizione dei laboratori post-bizantini della Grecia nord-occidentale. Il volto del santo è dominato da rughe profonde che percorrono la fronte e le guance, tracce di un invecchiamento che il pittore ha reso con linee sottili e scure su uno sfondo di pelle marrone chiaro. Gli occhi, infossati sotto sopracciglia folte, guardano dritto verso l’osservatore, senza alcuna tendenza all’idealizzazione della vecchiaia. La barba, bianchissima e biforcuta, arriva fino al petto, lavorata con linee sottili che distinguono singole ciocche di peli su un substrato grigiastro. Sopra un mantello scuro e bluastro il santo indossa un secondo mantello esterno di tonalità rosso-bruna, dove dense linee parallele rappresentano le innumerevoli pieghe della veste ascetica, elemento caratteristico dell’abbigliamento monastico nell’arte post-bizantina. Sotto di esso si scorge una veste scura con una croce dipinta all’altezza del petto, elemento che rimanda all’analavos del grande abito e denota il grado superiore di consacrazione monastica. Entrambe le sue mani sorreggono un rotolo di pergamena avvolto, legato con un nastro rossastro, all’altezza del ventre. Postura frequente nelle raffigurazioni di asceti che lasciarono dietro di sé una parola scritta di guida spirituale. All’estremità destra della composizione appare la mano di una figura vicina, dettaglio che rivela come il santo non stesse solo nel nartece ma tra altri padri del Monte Athos. Sopra la sua testa, lettere maiuscole bianche sullo sfondo scuro preservano il suo nome, scritto con la grafia angolosa che i pittori del periodo adottavano per le iscrizioni dei santi.

Dettaglio Del Volto Di Massimo Causocalivita Con Aureola In Un Affresco Post-Bizantino
Dettaglio Che Mette In Risalto Il Volto E L’Aureola Di Massimo Causocalivita, Con Rughe E Barba Bianca Di Tipo Ascetico.

Dettaglio: il volto e l’aureola di Massimo Causocalivita

A un ingrandimento il volto rivela elementi che sfuggono a un primo sguardo. Le pennellate rosse che accentuano gli zigomi delle guance. Le sottili pelurie bianche della barba che si distinguono l’una dall’altra, la linea asimmetrica delle sopracciglia che conferisce allo sguardo un’intensità quasi penetrante. L’aureola, di un giallo ocra profondo che si avvicina all’oro, reca lievi crepe sulla sua superficie, tracce dell’invecchiamento dell’intonaco, ed è circondata da una fascia rosso scuro seguita da una linea bianca più sottile, combinazione che si incontra spesso nell’arte bizantina e post-bizantina per la resa della santità. Questo sguardo ravvicinato permette di scorgere meglio anche l’iscrizione, le lettere più leggibili a questa distanza, elemento prezioso per lo studio dei laboratori iconografici che operavano sul Monte Athos durante il diciottesimo secolo. Tali affreschi, opere di corporazioni di pittori che si spostavano di monastero in monastero, composero gradualmente un codice visivo di riconoscimento degli asceti athoniti, codice che ogni generazione di pittori di icone riceveva e adattava alle proprie capacità tecniche.

(Traduzione dal testo greco a cura di K. Papachristou.)