Sant’Anastasia: un affresco ad Anavra di Almyros

Affresco Di Sant'Anastasia Farmacolytria In Un Medaglione, Chiesa Di Santa Paraskevi, Anavra Di Almyros
L’Affresco Di Sant’Anastasia La Farmacolytria In Un Medaglione Circolare, Con La Fiala Degli Unguenti In Mano E L’Iscrizione Onomastica, Chiesa Di Santa Paraskevi, Anavra Di Almyros.

Nella chiesa di Santa Paraskevi, nell’insediamento montano di Anavra, conosciuta anche con il suo nome più antico, Goura, nella regione di Almyros, si conserva un affresco dedicato a sant’Anastasia la Farmacolytria, martire degli inizi del quarto secolo. La figura è inserita in un medaglione circolare, soluzione consueta nella decorazione delle chiese dove i santi sono allineati in serie sopra un fregio o un arco, ciascuno racchiuso nel proprio contorno geometrico. Il pittore rimane anonimo, come accade per la maggior parte della pittura ecclesiastica provinciale, dove la firma non ebbe mai il valore che le attribuiamo oggi. L’esecuzione tradisce una mano popolare, non addestrata nelle grandi botteghe, il che del resto non diminuisce affatto l’interesse dell’opera come documento. Al contrario, tali affreschi costituiscono una fonte preziosa per comprendere come l’iconografia bizantina ufficiale sia stata tradotta, semplificata e adattata alle esigenze di piccole comunità agricole. Anavra conserva fino ad oggi un tessuto di tali monumenti, sparsi in chiese e cappelle della zona, che compongono un archivio vivo dell’arte religiosa locale. Il colore dello sfondo, un bruno rossastro intenso, e il tratto grossolano, quasi sommario del disegno, conferiscono all’opera un’immediatezza che manca spesso ai campioni più elaborati della grande arte.

La figura di sant’Anastasia nel medaglione affrescato

Il volto della santa domina al centro della composizione, con i tratti resi in tonalità scure, grigiastre, su uno sfondo più chiaro, tecnica che crea un contrasto intenso di luce e ombra senza particolare gradazione di toni. Gli occhi sono grandi, quasi sproporzionati, con lo sguardo rivolto leggermente verso la destra dello spettatore. Il naso lungo e sottile, la bocca piccola, chiusa, senza alcuna traccia di espressione che potesse turbare la gravità della raffigurazione. Intorno al capo si estende un’aureola di un giallo intenso, quasi arancione, colore che attira immediatamente lo sguardo e funge da unico polo puramente luminoso all’interno della composizione. La veste che copre il capo e le spalle è resa con linee fitte e parallele in grigio e bianco, forma che ricorda, senza copiarla, la resa tipica delle pieghe nell’abito monastico o martiriale delle figure femminili della tradizione bizantina.

Le mani e i simboli del martirio

Nella mano destra la santa tiene una croce martiriale, piccola di dimensioni, con le dita che la stringono lievemente, quasi simbolicamente più che funzionalmente. Nella sinistra, che appare più vicina allo spettatore, si distingue un piccolo recipiente, verosimilmente una fiala o un vaso per unguenti, elemento che rimanda direttamente al soprannome «Farmacolytria», cioè a colei che libera dai veleni o che guarisce per mezzo di essi. La tradizione riferisce che la santa era stata istruita dal suo maestro Crisogono nella preparazione di distillati curativi a base di erbe, che utilizzava per curare i cristiani imprigionati. L’oggetto nella sua mano, per quanto il logorio del tempo renda difficile la sua lettura precisa, funge da chiave iconografica che collega la raffigurazione proprio a questa dimensione della sua vita, quella medica e terapeutica.

L’iscrizione e la cornice cromatica

Sopra e a destra della figura si conserva una parte dell’iscrizione onomastica, con le lettere ΑΓΙΑ e ΑΝΑΣΤΑΣΙ che si distinguono chiaramente, mentre più sotto, in dimensioni più piccole, sembra proseguire il riferimento al soprannome. La scrittura è maiuscola, con lettere larghe e squadrate incise direttamente sull’intonaco, senza la cura di livello calligrafico che si incontrerebbe nelle botteghe cittadine. Il medaglione è incorniciato da una fascia in tonalità rosate, la quale a sua volta è circondata da uno sfondo scuro, quasi nero, decorato con ornamenti vegetali in rosso e grigio, motivi di tralci che si avvolgono liberamente intorno al cerchio. Tali fasce decorative erano solite incorniciare serie di santi a un’altezza più bassa delle pareti, là dove il fedele poteva avvicinarsi di più alla figura, leggere il nome, riconoscere il volto.

L’uso del rosso, tanto nello sfondo del medaglione quanto nella veste sotto il velo, crea un’unità cromatica che mantiene l’insieme coeso nonostante la semplicità del disegno. Si tratta di una tavolozza tipica delle botteghe provinciali del periodo tardo-bizantino e post-bizantino, dove i pigmenti costosi, come il lapislazzuli, vengono sostituiti da ocre e terre rossastre più accessibili. Il risultato non manca di espressività. Al contrario, acquista una durezza di tratto e un’immediatezza di sguardo che molte volte manca ai campioni più «perfetti» della pittura cittadina.

Anavra, del resto, non è semplicemente il luogo dove si conserva quest’opera. La zona più ampia, con il parco ambientale alle sorgenti dell’Enipeas e la rete di sentieri intorno a Goura, collega il patrimonio naturale con l’arte religiosa in un insieme che merita di essere studiato unitariamente, non in modo frammentato.

Lo studio di tali affreschi, lontani dai grandi centri e dalle botteghe rinomate, mostra in definitiva quanto sia rimasta viva la tradizione iconografica di sant’Anastasia in tutta la provincia greca, dalla Tessaglia fino alle isole. Il suo carattere di guaritrice dai veleni, la sua qualità di protettrice di quanti soffrono di malattie e dolori, spiega perché la sua figura sia stata scelta così spesso per ornare le pareti di piccole chiese parrocchiali, là dove le necessità della vita quotidiana erano prima di tutto corporee. Il medaglione di Anavra, con il suo logorio e la sua semplicità, si erge a testimone proprio di questo rapporto tra la fede e la cura per il corpo.

(Traduzione dal testo greco a cura di K. Pappas.)