Pietro e Paolo: affresco di Vatopedi

Affresco Di Vatopedi Con Le Teste Degli Apostoli Pietro E Paolo
Parte Di Un Affresco Bizantino Del Monastero Di Vatopedi, Fine Xii Secolo, Con Le Figure Degli Apostoli Pietro E Paolo, Divise Da Una Profonda Crepa Al Centro.

Un frammento di affresco del Monastero di Vatopedi, databile alla fine del XII secolo, conserva le figure dei santi apostoli di primo rango Pietro e Paolo, dipinte l’una accanto all’altra in una composizione che il logorio del tempo ha diviso in due con una profonda fenditura, visibile al centro della superficie. Il nome dell’artista non si è conservato, come del resto accade per la maggior parte dell’arte monumentale del Monte Athos anteriore al XIV secolo, epoca in cui i pittori raramente firmavano la propria opera. In questo frammento danneggiato, che verosimilmente faceva parte di una più ampia rappresentazione di santi all’interno del katholikon, si distinguono soltanto le teste dei due apostoli, ciascuna incorniciata da un’aureola con una superficie rosso pallido e un contorno azzurro. Pietro è reso a sinistra, con folti capelli ricci e una barba in tonalità di ocra grigiastra, raccolti in piccole ciocche quasi spiraliformi che richiamano la sua consolidata identità iconografica sin dai primi secoli bizantini. Paolo, a destra, reca la caratteristica fronte alta e nuda e la barba scura e fitta che lo distinguono costantemente, nella tradizione ortodossa, dal suo compagno apostolico. Lo sguardo di entrambi è rivolto verso il basso e di lato, in un atteggiamento di raccoglimento conforme alla sacralità della rappresentazione, mentre le marcate rughe sulla fronte di Paolo tradiscono l’età e il peso filosofico con cui la pittura bizantina ha sempre investito la sua figura.

L’unità fisiognomica di Pietro e Paolo

L’accostamento dei due volti non è una scelta compositiva casuale. Pietro e Paolo sono raffigurati insieme in innumerevoli monumenti dell’arte ortodossa, non perché fossero legati da una stretta relazione durante la loro vita terrena, ma perché la Chiesa li ha riconosciuti come i due apostoli di primo rango, coloro che, con la parola e con il martirio, hanno sostenuto le fondamenta della predicazione apostolica. Pietro, semplice pescatore della Galilea, fu il primo a confessare la divinità di Cristo; Paolo, uomo di cultura ellenica e inizialmente animato da uno zelo ostile ai cristiani, si convertì sulla via di Damasco e divenne il predicatore per eccellenza delle genti. Entrambi subirono il martirio a Roma attorno agli anni Sessanta del I secolo, fatto che spiega perché la loro immagine comune si sia radicata così profondamente nell’iconografia bizantina da funzionare quasi come un tema autonomo, indipendente da un’eventuale composizione più ampia.

L’arte dell’affresco bizantino di Vatopedi

Dal punto di vista tecnico, questo affresco appartiene al pieno periodo comneno, quando la pittura monumentale aveva raggiunto un livello particolarmente elevato di finezza espressiva. Le variazioni della luce sul volto di Paolo, dai bruni più profondi dell’ombra fino alle luminose creste degli zigomi, testimoniano una modellazione ottenuta con strati successivi, accuratamente stesi, di colore sull’intonaco fresco. Nulla sembra lasciato al caso; né la linea delle sopracciglia, né la profondità dello sguardo. La crepa che attraversa verticalmente la superficie, pur essendo distruttiva per l’immagine complessiva, consente al tempo stesso di vedere lo spessore e la consistenza dei vari strati d’intonaco, elemento prezioso per chi studia la tecnica dell’arte bizantina di quel periodo. La scelta di toni terrosi e caldi per l’incarnato, in contrasto con l’azzurro più freddo dell’aureola, crea una tensione visiva che rafforza la vitalità delle due figure, nonostante le enormi perdite di colore nella superficie circostante.

Ciò che oggi resta di questa composizione non è che un frammento, eppure basta a rivelare il livello di perizia di un atelier che lavorava sul Monte Athos alla fine del XII secolo, in un momento decisivo per la formazione della pittura tardo-comnena, poco prima che le grandi turbolenze politiche del secolo successivo mutassero il corso dell’impero bizantino.